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La fine è un nuovo inizio della fine.

Il potere della musica, e nello specifico di un Artista (la maiuscola non è messa a caso), è molteplice. Ci fa sognare, ci fa appassionare, disperare, innamorare, riflettere. A volte ha la forza di farci riconnettere con noi stessi. Di farci sentire meno soli.

La collaborazione tra Martin Gore e Richard Butler degli Psychedelic Furs (in tour proprio in questi giorni) aveva dato ottimi frutti sull'ultimo album dei Depeche Mode, Memento Mori. Da quelle sessioni fruttuose erano avanzate alcune tracce, ed è da quel mucchietto che spunta fuori questo nuovo singolo. Come spesso accade, ci troviamo di fronte a un brano che a suo tempo fu reputato "di serie B" ma che in realtà non solo non avrebbe sfigurato all'interno della tracklist ufficiale, ma sarebbe stato una delle punte di diamante assolute del disco. Liriche toccanti, intense e non banali, suoni analogici di una profondità assoluta, fantasia continua negli arrangiamenti e un'interpretazione di Dave Gahan che definire stellare è poco.

Il mood di musica e testi – va da sé – è lo stesso dell'album, ma entrambi vengono qui addirittura esasperati, regalando uno spessore artistico enorme, probabilmente anche grazie alla non necessità di vendersi e piacere (d'altra parte sono delle bonus tracks no?), lasciando quindi campo libero all'istinto dei Nostri che – ma nessuno sano di mente lo ha mai messo in dubbio – una volta svolti i compiti necessari per "restare lì" non hanno mai perso un grammo della voglia di sperimentare, certo a volte rileggendo se stessi (come in alcuni passaggi qui), ma dando sempre e comunque un senso di sguardo al futuro. Vivido, curioso, vero.

Che questo (assieme agli altri tre inediti in studio inseriti nel live album registrato in Messico durante l'ultimo tour, in uscita il 5 dicembre in coppia con il film/documentario M) sia il colpo di coda della band o semplicemente un riempitivo in attesa delle prossime mosse non è dato sapere. Di certo, qualunque sia il suo posto nella scacchiera della storia dei Depeche Mode, In the End fa letteralmente capire il perché, nonostante i cloni siano infiniti, di gruppi come questo ce ne sia soltanto uno. Un brano che fa sognare, riflettere, sentire meno soli.

depeche mode dave gahan martin gore 

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