Grunge ma non troppo.
Il problema di AudioGust (ovvero Chris Evans, colui che sta dietro il progetto) è che, nonostante il suo curriculum parli di collaborazioni passate con altre band e produzioni importanti, è praticamente impossibile trovare delle informazioni chiare e definite, anche a causa probabilmente di un nome abbastanza comune.
Ciò non toglie che Isotope si faccia ascoltare con piacere, per lo meno se uno non ha troppe aspettative e non cerca l'innovazione a tutti i costi. Siamo in territori post-grunge, o comunque quel rock fortemente influenzato da tutto ciò che era successo a Seattle e dintorni nella prima metà degli anni Novanta.
Il fatto che il Nostro non sia più di primo pelo (ma manco di secondo) fa perdere un po'dell'urgenza tipica di quelle sonorità, rendendole meno crude e vestendole in maniera a tratti sin troppo pulita, ma è innegabile che Chris sappia bene il fatto suo riguardo alla scelta dei suoni e sul come costruire un brano che, volente o nolente, rimane in testa al primo ascolto. Se questo sia un pregio o un difetto lo dirà il tempo, ma nonostante la bontà della canzone c'è l'impressione di fondo che qui il freno a mano sia un po'tirato: solo il futuro e le prossime uscite potranno dissipare i dubbi e rivelare se la scelta è strategica (partire piano per poi esplodere) o uno stile ben preciso.