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Yves Tumor & NINA: WE DONT COUNT
Dance punk in abiti Celine
| Lo leggi in 3 minuti

Rendere il glamour sottilmente inquietante, di nuovo.

Mica semplicemente una canzone: piuttosto un’atmosfera. Meglio ancora: una minaccia, la colonna sonora perfetta di una discesa in una palude post-genere di noia gotica post-umana. E sì, è un complimento.

Con una durata appena inferiore ai tre minuti in cui l’abbondanza di maiuscole prova a nascondere una drammatica carenza di apostrofi, WE DONT COUNT è tesa, groovy, e chiaramente nemmeno un briciolo interessata a farti sentire a tuo agio. Yves Tumor – celebre per essere uno che trova un malsano piacere nel far esplodere i confini dei generi come fossero pareti di cartongesso – si unisce a Nina Cristante dei Bar Italia per dar vita a un pezzo che fonde intimidazioni sleaze pop con ciò che suona come il fantasma del lato B di un successo italo disco che cerca disperatamente di tornare alla ribalta. Il risultato? Una traccia che sembra perfetta per lo sfondo del bagno di un magazzino berlinese, dove qualcuno si sta guardando nello specchio sudicio e crepato, cercando di capire se vuole sul serio ballare o piuttosto evocare un demone a forza di cocktail troppo cari per essere veri.

Ma a differenza di molte collaborazioni danneggiate ad arte che promettono un botto di vibes e ti lasciano in mano cinque minuti di nulla, WE DONT COUNT colpisce davvero. E colpisce duro. C’è del tiro. C’è del battito animale. La linea di basso ti stalkera strisciante, come se leggesse le tue e-mail e sapesse tutto di te. I riff di chitarra danno l’impressione di essere stati abbandonati sotto la pioggia e ri-campionati da un vecchio VHS. Lei recita le sue linee con l’eleganza distaccata di chi ha visto la fine del mondo (e non ne è rimasta impressionata), mentre lui (anche se forse preferirebbe essere chiamato "loro",  o semplicemente ti direbbe che «le differenze tra he/she/they/it non dovrebbe essere un fattore limitante», nemmeno quando scegli le parole per una recensione) bilancia il tutto con la sua texture vocale inconfondibile: seducente, imperturbabile, forse telepatica.

Il video che accompagna il pezzo, diretto da Jordan Hemingway, abbraccia lo stesso glamour sinistro. Un collage surrealista di pose fashion disturbanti, rossetto sbavato in bianco e nero e sguardi non esattamente umani. Pare una pubblicità di un profumo girata da qualcuno che ha letto troppo Bataille, eppure si sposa perfettamente con la musica: entrambi completamente allergici al sentimentalismo e totalmente devoti al dominio estetico.

WE DONT COUNT non cerca la tua attenzione – ti fa solo chiedere se sei abbastanza fico per essere degno di ascoltarla. È Yves Tumor che fa ciò che sa fare meglio: presentarsi allo stesso tempo futuristico e antico, sexy e ostile, divino e un po’ malato. La Cristante è la spalla perfetta: asciutta, criptica, e impegnata con calma a dare fuoco a quel che trova per il solo gusto di gettare fumo negli occhi a chi è in cerca di un'etichetta. Insieme, ci ricordano che a volte la musica non ha bisogno di spiegarsi. Deve solo apparire strabiliante, suonare più cool di tutto il tuo guardaroba, e farti mettere in discussione il rapporto del tutto personale che hai con il desiderio, il rumore e il tuo stesso riflesso.

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