Vivere oltre il dolore.
Basterebbe il titolo del nuovo brano (e del prossimo album) dei Today Is the Day per raccontare – in maniera sintetica ma efficace – la storia quasi quarantennale della band americana. Steve Austin, deus ex machina del progetto nato a Nashville, ha attraversato mode, trend, sfighe e soddisfazioni personali sempre a testa bassa, fregandosene di tutto e tutti e continuando per la sua strada lastricata di dolore, dove la musica è tramite per esorcizzare i suoi demoni interiori. Una specie di autoterapia, che ha permesso a Steve sia di vivere – nonostante tutto – una vita felice grazie all'amore della moglie e del figlio, sia di continuare a regalare agli ascoltatori dei piccoli capolavori senza tempo travestiti da rasoiate letali. Se è vero, come ci cantava nel 2002, che la tristezza avrà il sopravvento, è altrettanto simbolico il fatto che, ventitré anni dopo, ci ricordi che ciò che conta è non mollare.
Non tutti nascono con le fatine e le stelline nel cuore, ma ognuno di noi può provare a convivere con i propri mostri, combatterli, farseli amici magari, senza però mai abbassare la guardia: solo così si potrà assaporare il più possibile quanto di buono l'esistenza avrà voglia di regalarci.
Musicalmente parlando, la matrice TITD è ovviamente immancabile, ma è impossibile non notare una continua evoluzione del songwriting di Austin (soprattutto nelle parti più melodiche, debitrici a Iommi), sempre più padrone nel dosare i silenzi e riuscire a trattenere la furia, che esplode in maniera controllata e chirurgica solo quando necessario. È quasi un esercizio zen, una continua ricerca interiore trasposta in musica: la terapia di Steve è stata quella di darla in pasto al mondo.
Uno degli artisti più illuminati della sua generazione, ingiustamente (o volutamente?) lasciato ai margini di un business che fagocita e risputa ogni cosa. Il nuovo album sarà quello da battere per questo 2025.