Un po’ di tutto, piacionissimo.
Dall'Alaska, all'Oregon, al mondo. Di strada ne hanno fatta i Portugal. The Man in carriera, ma di una cosa si può ben star certi, sono sempre pronti a sorprenderci.
Prendete Denali ad esempio: il termine denomina la cima più alta del Nord America e deriva da una parola dei nativi koyukon, ma in mano al quintetto sembra cambiare significato, quasi a diventare l'apice di un'avventura. Zoe Manville si libra sopra le melodie confuse e pasticciate della band, quasi come se il Beck di Midnite Vultures fosse stato liberato nella natura. Metteteci qualche chitarrone per uno stacco centrale esplosivo e avrete servita la pietanza. Pop-rock-funk-shake? Tutto ormai sembra un calderone, un eterno zapping dove i riferimenti vengono mixati fino a ottenere qualcosa di fresco ed eccitante. E qui l'eccitazione c'è tutta: sarà la Coca-Cola, sarà il favo del miele oppure i fiocchi di neve sulla lingua, o forse l'impeto dei fiati, ma il pezzo funziona eccome, si arriccia e si stende conquistandoci come se fosse un jingle sapientemente suonato con un tiro hardcore.
Certo, occorre prudenza: tutto questo pot-pourri potrebbe risultare troppo, indigesto, eccessivo, ma il segreto di ogni buon DJ e di ogni appassionato di musica è quello di rivolgersi al suono giusto nella corretta situazione. Quindi, quando vorrete ballare da soli al mattino col caffè, tenere il ritmo sulla portiera dell'auto incolonnati per un lavoro interinale, magari guardando la catena montuosa in fondo al panorama, questa sarà la vostra dose di energia. Ci potrete fare le facce, l'headbanging e le corna, per poi cantare radiosi come nella vostra ultima settimana di liceo. Di più non saprei: thumbs up Portugal. The Man.