Due voci imponenti, un dialogo brumoso e intenso.
Da Anna von Hausswolff ormai abbiamo imparato ad aspettarci di tutto. Mai doma, riesce a ogni uscita a deviare il proprio corso rimanendo estremamente personale.
Nel singolo che precede l’album Iconoclast (dovrebbe essere il nono, live incluso, e ancora non ha compiuto quarant'anni – la musicista svedese, figlia d’arte riuscita a smarcarsi in maniera brillante già dalla tenera età artistica) invita Iggy Pop a fare i conti con una bava sonora che unisce folk, intrecci sonori e romanticismo. Si occupa dell’organo da chiesa e della sua parte vocale Anna, riuscendo a costruire un insieme toccante. Emozioni, forza, unione, a dimostrazione di come l’intensità, se lavorata nella maniera corretta, può essere forza motrice commovente. Le voci si rincorrono, si accarezzano e si graffiano, spesso arrivando un passo dal grottesco ma sempre riuscendo a colpire.
Un brano che entra di diritto tra i duetti più storici (vogliamo dire Nick Cave e Kylie Minogue proprio per fare dei nomi grossi?) ma ad ammantare questa The Whole Woman è la personalità di Anna stessa, che riesce a cambiare ritmi e registri piegandosi e mostrandosi in tutta la sua interezza. Iggy sembra dare la sua benedizione, offrendo rughe e raucedine per ispessire il brano e l’impressione è quella di sentire due artisti che giocano riuscendo a estrarre quanto di meglio da un incontro. Musica che gode degli arrangiamenti degli archi di Samuel Runsteen che riesce, insieme a chitarre e percussioni, a farci vivere un mondo di passione e di dolore in maniera profonda.
anna von hausswolff iggy pop samuel runsteen anna von hausswolff (feat. iggy pop)