Nulla va bene, fatevene una ragione.
Gli Young Gods compiono proprio quest’anno quaranta primavere, considerando il loro debutto nell’elvetica Friburgo nel 1985. Una carriera impressionante, per uno dei progetti più liberi e sfuggenti della musica moderna, in grado di muoversi liberamente all’interno di rock, industrial, pop e sperimentazione senza mai perdere un’oncia del loro valore. Attualmente in formazione a trio (Franz Treichler, Bernard Trontin e Cesare Pizzi), con Systemized hanno dato il la al loro nuovo album, Appear Disappear, in maniera acida e tagliente.
Il suono è quello convulso che unisce musica rock, percussioni tribali, atmosfera cyberpunk e il recitato intenso di Treichler. Il brano è un enorme gancio melodico che esplode non appena il frontman esterna la sua sensazione, l’essere sistematizzato all’interno di un insieme. E allora si parte con uno sciabordio che non sapremo descrivere se non come sexy.
C’è moltissimo in questi tre minuti e mezzo scarsi, quasi potessimo scorgere compagni di viaggio all’interno degli schermi in bianco e nero che pulsano nel videoclip. Connessioni, tributi, riflessi che ognuno di noi può legittimamente trovare o travisare. Del resto il concetto di essere sistematizzati fa venire alla mente attinenze e somiglianze. Potremmo citare un Trent Reznor, un John Lydon, dei riflessi quasi zooropiani nell’orbita U2. Ma tutto è un flash, al prossimo ascolto potrebbe uscire altro e ci rimarrebbe solo l’immagine di tre persone, probabilmente di spalle, che camminano nella notte e che continuano a muoversi lasciando traccia di sé in forma di suono e musica, che noi ci ostiniamo a raccontare.
Allora forse mai come in questo caso serve ascoltare e basta, entrando nel flusso dei giovani dèi, scuotendosi con loro.