La musa alla continua ricerca del cambiamento.
Che cosa si può volere di più dopo tre decenni di carriera mai avari di successi e musica di qualità? Godersi quello che c'è e vivere di rendita? Mai sia! I Muse non mollano e continuano a cercare nuove soluzioni che, pur rimanendo fedeli al sound originario, stimolino la creatività.
Ecco allora che la collaborazione con il produttore Dan Lancaster (Bring Me the Horizon e Blink-182 nel suo curriculum, di certo uno che sa come lavorare a una potenziale hit) non deve stupire o lasciare interdetti: è il giusto proseguimento di un percorso che, tra alti(ssimi) e bassi (pochi, invero) ha portato la band in cima al mondo, o perlomeno nei piani molto alti del business.
In questo matrimonio (im)perfetto tra l'EDM meno danzereccia e il metalcore macchiato di djent che è Unravelling, i Muse dimostrano nuovamente come il rimescolare le carte (magari attingendo qua e là anche da cose fatte da altri in precedenza) non li spaventi assolutamente e anzi, ne rinnovi la curiosità, che è benzina per l'ispirazione.
Certo, è innegabile che non siamo di fronte all'erede di una Hysteria o di una Plug in Baby, e ci mancherebbe: gli anni passano per tutti e non solo perché magari lo smaltire il paio di chili di troppo diventa molto più difficile di prima. Ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: Bellamy e compagnia continuano a sapere benissimo come si costruisce un pezzo con tutti i crismi, non dozzinale, piacevole e succoso. Perché se Unravelling nella loro discografia è "solo" un buon pezzo, in quella di molti altri colleghi meno baciati dal talento sarebbe la punta di diamante di una carriera intera. Famo a capisse, no?