Picchiare e cantare roba misterica e sinuosa.
A voce, harmonium, sitar e dilruba Elli de Mon, Marco degli Esposti a chitarre e droni, Enrico Baraldi al basso e Vladimir Marikoski alla batteria. Manasi Devi, il pensiero di colei che risplende, un sulfureo blues, pesante senza essere mai tronfio né violento, ma che sfrutta i vapori e gli aromi per far salire ancor di più la temperatura rendendo palco e stereo un filo diretto con i misteri d’Oriente.
Si segna una via, un percorso, una traccia che ci spinge a seguire il suono dei Litania, incuranti di ciò che potrebbe accadere. Musica che ci prende per mano e ci guida, come poteva essere quella dei Jefferson Airplane o di Fursaxa. Parole che diventano suono, fiato che diventa brezza e carezza, strumenti che dilatano il suono senza appesantirlo, garantendo il giusto ritmo. Quando Elli de Mon finisce la sua parte cantata si sentono spalancare le porte oscure, vera e propria discesa nell’abisso e nel mistero, ma ormai accompagneremmo i Litania ovunque, dritti nella fila che forse ci porterà al riparo o alla vita eterna.
Musica come droga, musica come cura, litania che avvolge e dalla quale non vogliamo farci lasciare in nessun caso: tra blues, rock, tradizioni miste e lontane.
litania elli de mon marco degli esposti enrico baraldi vladimir marikoski