Baciami in polacco.
Anima punk, visioni pop, un’aria che si fa sognante e violenta partendo da una cameretta. Kisu Min è il progetto di Basia Ciupińska, Ola Sobańska, Agata Pyziak e Michał Szafarz, quattro ragazzi di Łódź che ormai da dieci anni stanno guadagnando le giuste attenzioni dalla stampa specializzata.
Je suis sembra essere un brano sospeso tra estremi. Dolcezza e asprezza, melodia e violenza, amore e rabbia. È un pezzo passionale che trasmette (tramite la musica e anche il videoclip) un'intensità che ha le sue radici negli anni ‘90 e che ancora riesce a graffiare e colpire. Quel tocco francofono che scalda l’aria, un ritmo incalzante, la facilità di passare dalla carezza alla corsa in un secondo e i messaggi svelati dal quartetto tramite le immagini ci parlano di determinazione, lucidità e convinzione.
Manca altro? Direi di no, qui c’è tutto, compresa la capacità di ricerca e di inclusione di temi non scontati (il loro prossimo album sarà intitolato Rudolf Steiner House, nome di uno dei pochi esempi di architettura organica, derivata dall’inventore dell’antroposofia). Ci sarà di che scavare e approfondire quindi, ma è già impossibile ignorarli o sottovalutarli.
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