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Ballare con i propri fantasmi.

A tre anni di distanza dal suo ultimo album, il cantautore toscano classe '94 Jacopo Dri – in arte semplicemente Dri – è tornato alla fine di giugno con Discussioni serie, un singolo che segna un rientro ispirato e tutt'altro che scontato. Fin dal primo ascolto, è evidente che lo hiatus prolungato non ha intaccato il tocco magico dell’artista, anzi: sembra aver affinato ulteriormente la sua cifra espressiva.

Suo marchio di fabbrica rimane la capacità di mescolare in un amalgama sonoro originale un approccio chitarra acustica e voce tipico della tradizione cantautorale italiana con sfumature indie rock di matrice britannica. Queste ultime risultano particolarmente evidenti nello spumeggiante ritornello, in cui la chitarra elettrica prende progressivamente il sopravvento sull'acustica, con chiari rimandi a band come The Libertines, The Kooks e The Vaccines, un cambio di tono suggerito anche dalla chiusa in inglese.

Sotto la superficie brillante, tuttavia, pulsa un cuore inquieto. Il testo rivela un'anima cupa, segnata dall’ansia del tempo che fugge, dalla frustrazione derivante dai propri limiti e dal desiderio inesaudito di essere compresi, intrecciata alla fantasia impossibile di un'accoglienza totale da parte di un "altro" ideale – un «soggetto supposto sapere» à la Lacan. Le "discussioni serie" restano eluse, troppo minacciose per essere affrontate. Prevale così una jouissance impulsiva, un abbandono al desiderio («Tell me baby that you wanna rock 'n roll») che però non colma la mancanza né dissolve l’illusione del legame riparatore.

Discussioni serie è, in fondo, un brano sullo scarto tra ciò che desideriamo e ciò che possiamo sostenere. Una canzone che balla con il buio senza volerlo nominare, scegliendo l’energia come antidoto momentaneo alla paralisi. Resta da chiedersi se nel resto del viaggio sonoro che Dri ha inaugurato con questo brano, ci sarà, prima o poi, un «attraversamento del fantasma». Restiamo in ascolto.

dri jacopo dri 

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