Ucronia musicale.
A sentire la nuova versione di 60 Hz di Dj Shocca si prova una strana sensazione sospesa tra passato e presente che ha a che fare non tanto con il viaggio nel tempo e con il fatto che certi suoni facciano automaticamente ripiombare in un’altra epoca storica, quanto piuttosto con il permettere all’ascoltatore di fantasticare su quello che sarebbe potuto succedere se gli eventi avessero preso una piega diversa rispetto a quanto successo realmente. In questa ucronia musicale, il rap italiano non ha mai perso la spinta delle origini e, pur adattando il suo stile ai tempi che cambiano, ne ha mantenuta intatta l’attitudine, rimanendo una voce sincera che non ha ceduto ai canti delle sirene discografiche.
Vedendola da questo punto di vista, quella che può apparire come nostalgia per il passato si trasforma nella consapevolezza che le cose si possano ancora fare in un modo diverso. Inoki e Danno – due che hanno sempre seguito la loro strada – somigliano qui a dei cantautori con uno sguardo maturo e disincantato verso il presente. E dei cantautori parlano, da Piero Ciampi a Pino Daniele, passando per Rino Gaetano e Vasco Rossi fino a Nas, non soltanto per il gusto della citazione, quanto piuttosto per costituire un immaginario letterario, selezionare degli specifici riferimenti, adottare uno stile narrativo.
Con questo bagaglio, da un lato mettono in guardia dalle facili illusioni («Li vedo senza luce, senza arte / Studiando scorciatoie per andare da nessuna parte»), dall’altro indicano percorsi possibili («Prendi i soldi e scappa / O prendi la tua vita in pugno e spara»). Il tempo che passa è lo strumento a disposizione di chi racconta, che lo trasforma in consapevolezza, trasmettendo il messaggio a chi è in grado di comprenderlo perché sulla stessa lunghezza d’onda, e a chi avrà ancora bisogno di tempo per entrare in sintonia.
Forse è per questo che Giorni di piombo suona già come un classico.