Sono ritornati, storti e innamorati.
Fa bene ascoltare canzoni come Giorni persi dei Dadamatto. L’impasto vocale di Marco Imparato e il caracollare di Andrea Vescovi e Michele Grossi ci guidano in un viaggiare storto e sincero. Da sempre (e questo pezzo è una grande conferma) i tre hanno dimostrato di saper unire una sensibilità pop a un suono sfatto, libero e bizzarro. In questo caso, sarà stato il cielo oppure Natalino (l’asino che li ha accompagnati nella registrazione del loro nuovo disco), ma ci sembrano particolarmente aperti, con il cuore in mano.
Li ho conosciuti in quello splendido sogno che è stato il Tagofest a Marina di Massa, dove da subito era stata chiara la loro intenzione di forgiare la materia pop italiana all’interno di un mondo musicale privo di paraocchi, libero e senza barriere. Avevano già il loro esordio in mano, quel Ti tolgo la vita che ancora oggi suona fresco e sincero come pochi esperimenti nel suo genere. Da allora ad ogni ascolto hanno avvalorato la prima, ottima impressione e sono lieto che Giorni persi sorprenda di nuovo svelandoci altro. Del resto se ancora riescono ad «affacciarsi alla catarsi» e a bearsi di «una vita presa di lato» è solo merito loro e delle loro retine, in grado di fermare le immagini poetiche restituiteci poi dai loro brani. Artigiani della canzone, romantici e curiosi. In autunno dovrebbero tornare con un nuovo disco per il quale già ci rallegriamo, visto il titolo: Gli innamorati.