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Bleach: SHUTTERS
Famme 'na grazia, per favore
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Il fuzz italico è più vivo che mai.

Questione di audacia: i Bleach nascono come tribute band dei Nirvana, ma fanno parte di quei pochissimi che hanno deciso di fare uno step in avanti, creandosi un catalogo proprio. Perché? Ve la buttiamo lì in maniera piuttosto diretta: in primis perché spaccano i culi, in secundis perché hanno tanto altro da dire anche al di fuori della loro "missione" principale.

La mia attenzione era stata stuzzicata già con GOTTA GET OUT, ma l'ho presa (colpevolmente) con le pinze per timore di aver avuto in cuffia una "hit-meteora" (così chiamo i bei pezzi di passaggio che mi piacciono, ma che non mi convincono ad approfondire le future pubblicazioni). Ecco, i Bleach si sono impegnati a rendermi ridicolo a riguardo e, dopo la bella HAND GRENADE, tocca all'ultimissima SHUTTERS trapanarmi sinuosamente i padiglioni auricolari: fuzz che scortica, basso che balla, voce che taglia.

Le chitarre ora non lavorano di potenza, ma di sapiente groove, con quel riffone ferroso à la Metz che contorce le strofe e le accompagna dinanzi alla solarità – quasi pop – di un ritornello ariosissimo e catchy. SHUTTERS racchiude in sé un focolaio di venature e influenze: l'alt rock fatticcio e ronzante dei primi Royal Blood e dei Tigercub, reminiscenze post-grunge – i Silverchair di Freak Show – e il profumino desertico dello stoner, seppur edulcorato e smussato da una produzione bella gonfia.

Piacevolissima conferma, questi Bleach, che quando si tratta di pettinarci con la violenza degli amplificatori non si tirano indietro. Bravi.

bleach nirvana 

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