Da diversi anni un grande indiano spaventa Grande Mela.
Roshan Reddy è insegnante di musica e, quando veste i panni di Big Scary Indian, gioca a manipolare strumenti in muri di suono che in questo caso sono messi al servizio di una voce suadente e melliflua. In formazione a due (con lui Cheikh Proctor alla batteria) sciorina Jacko come se fosse un brano stoner-psych del quale uno scienziato pazzo abbia rimescolato le parti aggiungendo pezzi, stacchi e follia. Ma è proprio la capacità di Roshan di unire tutti questi elementi coprendoli con la propria voce a conquistarci: lo fa mentre il brano scivola verso oscurità organistiche dai toni horror in maniera rilassata, uscendone vincitore. Il suono diventa psichedelico, orgiastico, come se gli Hella stessero vestendo i panni di Vincent Price. Si apprezza lo spessore delle note, il sentore del vento, l’essere insieme veloci e pesanti, spessi ma mobili.
Difficilissimo dire se questo brano possa essere rappresentativo o significativo di una nuova fase (sarà contenuto in un EP di tre tracce di prossima uscita) per la band, ma di certo dal vivo ipnotizzerà gli astanti con la sua furia. È un brano di traverso, che ci blocca e ci costringe a prendere atto di quanta potenza si possa inserire in cinque minuti scarsi, riuscendo però a lanciare baci a molti senza copiare nessuno.
Mia figlia ascoltandola ha tirato in ballo La Linea e le sue musiche (Léo Daniderff e Franco Godi, ma anche Corrado Tringali) per una corretta interpretazione di una follia che si esprime all’interno di un’area circoscritta, proprio come Jacko.