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L’incrocio tra storia personale e nazionale.

Sono una decina d’anni ormai che Amerigo Verardi sembra aver trovato una nuova energia, che gli ha permesso di incidere due dischi fantastici come Hippie Dixit e Un Sogno di Maila.

Dopo la splendida esperienza insieme a Deje per la doppietta di album a nome Maverick Persona torna in solitaria con un brano che è cuore e politica, dove entra la famiglia con lo zio e il nonno, aprendo una visione psichedelica e quanto mai precisa di uno scorcio italiano. Una giornata d’estate e i riflessi del Tevere dove Amerigo Dumini e squadra rapirono Giacomo Matteotti. Un delitto trasportato in una lettura che non può fare a meno dei colori per raccontare un pezzo di storia, riuscendo non ad alleggerire, bensì a trasformare con le proprie armi la storia stessa in poesia. Una poesia colorata, leggera, toccante e sensibile, psichedelica per la sua capacità di andare oltre, prendendo un avvenimento e trascinandolo in una bolla variopinta che attraversa gli anni e ci raggiunge. Cosa per nulla scontata, perché crea unioni e visioni contrastanti e bizzarre, come la splendida copertina che accompagna questo brano, con la bara di Matteotti dalla quale si sprigiona una nuvola di libertà, futuro, resistenza e dignità. 

Quando finisce Matteotti di nome sembra sia finito un sogno e abbiamo bisogno di qualche secondo per tornare alla realtà. Ma non ci vuole molto per capire come questo sia un brano enorme, che dal folk si fa psichedelico, rock e pura luce. Ancora una volta centro pieno, per ascoltare e non dimenticare. Mai.

amerigo verardi 

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