Non fa male, non fa male.
I Drain, se per qualche motivo vi è sfuggito il loro messaggio sudato, non sono solo un’altra hardcore band che fa windmill per nostalgia o per la consueta moda del momento. Macché, i Drain sono evangelisti in sordina dello stage diving, carismatici senza strafare e comunque madidi di sudore: di quelli, insomma, che ti fanno credere che pogare non sia solo uno stile di vita, ma forse anche una forma di meditazione trascendentale. Naturalmente da praticare in famiglia.
Nights like These, il loro nuovo singolo, è praticamente dedicato a chiunque abbia mai perso una scarpa (o un dente) in un live da cantina. O cascina diroccata, per meglio adattarsi ai nostri luoghi. Ma ci siamo intesi. C’è un momento, intorno ai 45 secondi, in cui sembra davvero che i tre californiani stiano per saltare fuori dalle cuffie e saltare direttamente sulla tua scrivania. Ma in quel tono bonario e scanzonato che non ti fa venire voglia di gridare e spaccare tutto, piuttosto di farti un bel giro nel tunnel dei ricordi più lo-fi. Non a caso, nel video, c'è proprio un piccolo stacco, da cui poco dopo sullo stesso palco si vedono i ragazzotti di Santa Cruz che sono diventati anzianotti di Santa Cruz. Rughe, pancetta e fisico da divano e telecomando a parte, il moshpit continua. E la situazione resta parimenti gagliarda. Effetto semplice, eppure riuscitissimo.
Dimenticandosi le nuove derive hardcore più hipster-oriented e funamboliche (cough, cough… Turnstile, per dirne una), qui si torna a un primo grado di onestà, distillando la formula dell'essenziale. Un pezzo come questo sembra infatti suonato – come ci piace pensare – dopo aver scaricato un furgone pieno di amplificatori rubati, scroccando la corrente dalla ditta al piano di sopra. Sammy Ciaramitaro conferma ancora una volta di essere uno dei frontman più simpatici dell’hardcore di nuova generazione. La sua voce è un misto tra “ti voglio bene, bro” e “distruggiamo qualcosa di bello insieme”, che è esattamente il mood dei Drain. Tipo se i Suicidal Tendencies e Tony Hawk avessero avuto un figlio e lo avessero cresciuto a forza di Monster Energy e acidi da retro-supermarket del ghetto.
Ma sotto tutta questa furia c’è anche cervello. E un cuore che batte forte. Nights like These non parla di violenza o nichilismo. Parla di presenza: essere lì, coperto di birra altrui, urlando testi che ricordi solo a metà perché non importa davvero. La canzone non è nostalgica: ti prende per il colletto e urla: «Questa è la fottuta età dell’oro». Più che una hit, che tutto sommato non inventa niente e non strabilia neppure, è una capsula nel tempo del miglior tipo di caos che ti ricordi di aver fatto o di aver sognato di fare qualche anno fa: quella che sa di magliette fradice e ti fa sentire parte di una famiglia.
Se ti sei mai commosso per un tupa-tupa-tupa ben fatto, o consideri l’amicizia uno sport da contatto, questa è per te. Alza il volume, mettila su, e preparati a prendere un calcio rotante al petto. Ma sempre con affetto.
«Cause it’s nights like these that I’ve been living for / I never thought I’d make it this far / Cause it’s nights like these that I’ve been searching for / And I’m finally home / Feel no hurt / Feel no pain».