Quando i nomi non sono solo puri accidenti.
Immagino l'algoritmo di Spotify sia andato in tilt non appena è uscita questa traccia. Due Caroline? In una sola canzone? In qualche sala server sperduta nella Silicon Valley, un recommendation engine sta piangendo amare lacrime di frustrazione sulle sue schede perforate.
D'altra parte si sa: naming things è una delle due cose più complicate non solo nell'informatica, ma proprio nella vita in generale. In ogni caso, al di là di questo, il fatto è che alcune collaborazioni sembrano essere proprio inevitabili. Come il burro d’arachidi con la marmellata. O l’angoscia con il capitalismo. O (è proprio questo il caso) come una delle più talentuose realtà avant folk con la sacerdotessa del pop etereo. Dopotutto, i Caroline già erano in otto nella formazione ufficiale: una Caroline Polachek in più che vuoi che sia?
Tell Me I Never Knew That si presenta come uno dei pezzi di punta di Caroline 2, l'atteso (indovinate un po'?) secondo disco dei londinesi, ancora saldamente domiciliati in casa Rough Trade. Inizia con un motivo acustico solo all’apparenza semplice (che il chitarrista Casper Hughes ha definito «un riff da Backstreet Boys» – senza offesa per nessuno, solo per sottolinearne l'innegabile orecchiabilità). Ma non lasciatevi ingannare: ciò che segue non è la prima cover alla chitarra del vostro cuginetto adolescente. È più come se i Radiohead di In Rainbows si fossero persi in una stradina sterrata dove il navigatore non ha segnale e avessero deciso di unirsi a un collettivo performativo rurale iniziando a lavorare di piccole aggiunte progressive partendo dal quasi nulla. Tipo la prima volta che sali la pasta e non hai bene idea di come andrà a finire.
La voce della Polachek entra in scena da subito e sembra un fantasma benevolo che infesta la nostra sindrome dell’impostore, mentre canta «I don’t even know if I’m alive / But I don’t wanna be somebody else». Se vi è mai capitato di fissare il vuoto della vostra casella email valutando la possibilità che non siate altro che delle intelligenze artificiali particolarmente senzienti, questa fa per voi.
Da lì in poi, il tutto si sviluppa secondo il classico stile dei Caroline: con delicatezza, respiri ampissimi e poi – all'improvviso – un tuffo al cuore devastante. Flauti, ottoni e percussioni educatamente travolgenti si mescolano, culminando in un loop elaborato che sa di mantra: «It always has been / It always will be / It always happens / This always happens». È un uroboro lirico, una specie di meditazione metrica. È anche esattamente il suono del tuo cervello alle 5:12 del mattino di un martedì uggioso. O magari un potenziale testo di Thom Yorke scartato all'ultima curva prima di dare alle stampe Kid A.
Eppure, nonostante tutto il suo peso esistenziale, Tell Me I Never Knew That è splendida. Non in senso patinato, né preparato a tavolino. Piuttosto come un attacco di panico silenzioso in un campo inondato dal sole – sempre che vi siate portati dietro le cuffie giuste e un cestino da pic-nic.
Con Caroline 2, la band ha fatto evolvere il proprio suono distintivo (un mix di minimalismo d’avanguardia, sincerità post-rock e frammenti di seduta terapeutica involontaria) in qualcosa di più cristallino, maniacale, ricchissimo. Questa canzone è il loro manifesto emotivo, con ospite ai cori l'unica persona che potrebbe trasformare un manifesto emotivo in un ritornello.
Quindi sì, a modo suo è arte. Ma è allo stesso tempo qualcosa di placidamente accessibile. Il genere di roba che ascolti mentre metti in discussione ogni decisione della vita che ti ha portato esattamente in questo angolo di chamber-folk sperimentale, rannicchiato a chiederti se davvero ne è valsa la pena.
Per quel che conta la mia risposta: sì, ne è valsa la pena.
caroline caroline polachek casper hughes caroline (feat. caroline polachek)