È tornato il figliol prodigo e ha portato lustrini e rock’n’roll.
Il ritorno dopo cinque anni di Bobby Conn riempie di gioia quanti, nella loro vita, abbiano incrociato il funambolo in questione in una delle sue evoluzioni. Lo troviamo lucidissimo, lanciato a mille all'ora in un rock'n'roll introdotto da cori voluttuosi che si rivela tanto schietto quanto old school e irresistibile. «Bobby is back» canta la vocalist (che immaginiamo e speriamo sia sempre Monica BouBou, geniale musicista e consorte del Nostro) e quando la voce di Bobby si apre al microfono a tornare in mente è uno dei mammasantissima della materia, il prode Jerry Lee Lewis.
Roba che andava sessant'anni fa direte voi? Roba che andrà per sempre, fino a quando il pubblico pagherà per vedere qualcuno dimenarsi sul palco, armato di fantasia e personalità. Cose che qui non mancano: si chiamano in causa i violini e si picchia forte sulla batteria, mentre si surfa letteralmente sulle onde, bussando alla porta del punk in un acido viaggio.
Jello Biafra non è così distante a livello di grana vocale e se è lui a dirci di non essersi mai sentito meglio noi ci crediamo, alziamo il volume e balliamo con lui, ci armiamo di brillantina e impariamo le mosse, cercando di mantenere l'equilibrio in mezzo alle maree.
Tutto è bellissimo: la luce, il rock'n'roll, lo stile, l'essere così fuori dal tempo e sempre attuali. Bentornato Bobby!