Una ballata per chi ha imparato ad aggiustarsi da solo.
Se uno pensa a tutto quello che è successo ad Alan Sparhawk negli ultimi tempi, leggere un titolo come Not Broken fa venire subito in mente quel vecchio meme, in giro ormai da più di dieci anni, mutuato da una striscia di KC Green. Per chi non se lo ricorda: un sorridente cane con il cappello è seduto al tavolo della sua cucina, davanti a una tazza di caffè, solo che la stanza è in fiamme, eppure lui si rassicura dicendo: «This is fine». Ecco, in due immagini, tutto il concetto del "raccontarsela", il corrispettivo di quello a cui chiedi «Ehi! Come va?» e lui «Tutto bene, grazie», mentre corre a rintanarsi in un angolo dove urlare tutta la sua disperazione con la faccia a due centimetri dalla parete.
Not Broken è una canzone piccola, scarna, costruita con pochi elementi: le chitarre, gli archi e tutto il resto dell’ambaradan (banjo, mandolino e via dicendo) dei Trampled by Turtles – affidarsi a un gruppo bluegrass del Minnesota per elaborare un lutto è l’ennesima cosa che profuma di ironico in questa storia, ma solo fino a un certo punto – però suonati come se fosse l’ultima cosa rimasta da fare prima del silenzio, una voce (anzi due) che pare uscita da un sogno, e un senso di vuoto che non consola ma accoglie. Sembra fragile, ma non lo è: spogliata piuttosto, sottile, ma forte della solidità di quelle cose costruite solo dopo che hai capito le priorità.
E qui la priorità è sopravvivere, o quanto meno convivere con l’idea che da ora in avanti ogni giorno la priorità sarà sopravvivere. Alan canta come uno che non ha più bisogno di spiegare: chi ha orecchie per intendere, intenda. Come uno che ha imparato a coesistere con la crepa e ha deciso che non vale la pena aggiustarla. Non perché non ne sia capace, ma perché è diventata parte del design. È una forma minimale e ostinata di kintsugi, la simbolica tecnica di restauro giapponese in cui le ceramiche frantumate vengono ricostruite con collanti a base di oro in modo da dare al nuovo oggetto un valore ancor più alto dell’originale. L’oro, nel caso specifico, è la voce della figlia Hollis: mettere insieme i pezzi e scoprire che è lei a ripetere il mantra del ritornello diventa la classica bruschetta nell’occhio che fa traboccare il vaso lacrimale.
Perché è inutile girarci intorno: c’è un fantasma grosso come un elefante che si aggira dentro la gioielleria dell'ex Low, e si chiama Mimi Parker – donna, moglie, madre, musicista. La buona notizia è che lo fa con la consueta grazia e tutta la delicatezza che l’ha contraddistinta in vita, in modo – appunto – da non rompere nulla. E la bellezza della canzone sta proprio lì, in quella strana miscela tra vulnerabilità estrema e rigore formale, senza un grammo di compiacimento o autocommiserazione: Sparhawk è uno che il dolore lo conosce bene e ha capito che non serve farlo diventare spettacolo. Not Broken non è una canzone triste: è una canzone che il dolore in questione lo prende sul serio e lo tratta con rispetto, quasi con pudore. La conferma che si può fare musica significativa anche quando non si ha più voglia di combattere, ma solo di essere gentili. Con se stessi, prima di tutto.
alan sparhawk trampled by turtles mimi parker hollis sparhawk low alan sparhawk with trampled by turtles