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Una vertigine dub che scandisce la fine del mondo.

Paolo Spaccamonti non è nuovo a progetti nati da collaborazioni con una schiera di artisti connotati da attitudini differenti. Pensiamo a Ramon Moro, Daniele Brusaschetto, Paul Beauchamp, Stefano Pilia, Jochen Arbeit e, non da ultimo, Stefano “Fano” Roman con cui il compositore torinese nel 2021 ha pubblicato SPANO.

Quattro anni dopo Spaccamonti e Fano ritornano su quelle spore sintetiche per svilupparne le idee di base, forse anche per ampliarne i confini e aprirle a nuove possibilità di contaminazioni. Il nuovo SPANO.II, uscito il 2 maggio per la label CÆR, racchiude otto nuovi brani di cui Harmo è uno dei passaggi che meglio rappresenta la sintesi concettuale dell’intero progetto.

Harmo è un altrove distopico il cui cuore pulsante è un drumming legnoso immerso in un liquido amniotico di trip hop bristoliano con un microcosmo di suoni in delay e una trama di ipnotiche reiterazioni circolari. Tutto è giocato sulla densità del groove che serve a comporre una geografia della desolazione, di un presente svuotato e disumanizzato. La traccia ha un respiro dub serrato, così come il battito metronomico non lascia scampo, in una sorta di thrilling sospeso di cui attendiamo un epilogo che non ci sarà. Perché ogni cosa è rimandata a un tempo che non verrà, mentre la musica gira come un raga attorno a un baricentro che sa di vertigine.

spano. paolo spaccamonti stefano roman 

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