Celebrare e urlare al cielo la disperazione e la violenza divina, nel migliore dei modi.
La voce disperata di Louisahhh a grattare e muoversi su un tessuto sonoro post-blues elettronico, in una sorta di catartico ed eterno urlo. Una murder ballad dove l'annientamento pare essere l'unica fine per un’umanità disperata e abbandonata a se stessa. Potrebbe essere stato un Dio violento a metterla in ginocchio, a spingerla a una credenza ottusa, certo è che questo brano parrebbe valere più di mille preghiere, tanto colpisce il cuore e il nostro nocciolo interiore (che alcuni potrebbero chiamare anima).
Immaginatevi un Tricky percosso e dilaniato: lo spavento, la rabbia e la palpitazione fatti musica e fatti canto, in un brano che è una pila carica di energia negativa e disperata. La scarica elettronica ed elettrica non è semplice facciata, no: è energia a bassa evoluzione, in grado di scottare e caricare come fili lasciati scoperti sopra la passione del cantato, presenza femminile che vorremmo strappare da qui e salvare, portandola altrove, ma che ci costringe probabilmente a guardare dentro i nostri incubi e pensieri peggiori.
Se la gestione del dolore continuerà ad andare in questa direzione, con tale crudezza, sarà meglio tenersi pronti per l'uscita del disco dei Pain Magazine, questo autunno. Abbiamo ancora qualche mese prima di poterlo ascoltare, cercare i generatori di tutto questo sarà sicuramente buona cosa: non so se possa salvarci ma è comunque un tentativo.