Se volete cucina lui.
Una nuova figura dalla chioma argentea sembra aver trovato un posto in quella stanza pop dove la lingua italiana viene sedotta e stortata fra gli strumenti. Si chiama Merli Armisa e, elaborando due o tre concetti, riesce a lasciare una traccia poetica, che ci spinge a seguirla nonostante la sua esilità.
Era apparso nel 2021 con Lleb, dalla provincia di Sondrio verso anime affini (Generic Animal, Fight Pausa), e ora ritorna con un brano poetico e rintuzzato che mi sembra debitore di un’idea di musica mutuata da certa Chicago (Joan of Arc su tutti), ibridata con lemmi e lingue nuove e a noi più vicini.
C’è una presenza romantica, la sfuggevolezza di un personaggio e il muoversi su passi brevi, dove il trascorrere del tempo viene letteralmente caricato su una sezione ritmica che viaggia mentre Merli Armisa semplicemente canta.
A chi? A cosa? Perché? Nulla ci è dato sapere, se non che quando si mischiano urgenza, amore e dubbi in un sacco che contiene ottima musica difficilmente il patatrac sarà da buttare. Certo, ci sarà da cesellare, da tenere al caldo e vedere che non si esageri nel derivativo né nel melodico, ma qui non c’è proprio nulla che non funzioni, per un brano che a una certa ora potrebbe diventare una canzone sulla quale piangere volentieri, mentre la ascoltiamo alla radio.