Salta al contenuto
| Lo leggi in 2 minuti

Anarchia sonica controllata.

Diciamolo subito: non è che uno entra nei Voivod a caso, sia chiaro. Per suonare e comporre nella band canadese non basta avere tecnica, bisogna soprattutto avere l'apertura mentale adatta. O meglio, i neuroni che muovono la musicalità devono essere, come dire, strani, nell'accezione migliore del termine.

Dominique Laroche (che è subentrato undici anni fa nella band in seguito all'allontanamento del bassista storico, Jean-Yves Thériault alias Blacky), conosciuto anche come Rocky, è una persona umanamente splendida, e soprattutto la sua musicalità è davvero vivida e fuori dagli schemi, nonché in continuo movimento.

Ecco allora che avvicinarsi a The Strain, debutto del progetto FrenDZ, suscita curiosità positiva, sentimento che viene non solo soddisfatto ma che si tramuta presto in meraviglia appena ci immergiamo dentro il primo brano del disco, Kamikaze, dove troviamo letteralmente di tutto. Industrial, trip hop, nu jazz, progressive, musica cosmica: ogni cosa miscelata e bilanciata in maniera talmente perfetta che sembra che i nostri non abbiano mai fatto altro in vita loro. Il modo lineare in cui le diverse sezioni, apparentemente in contrasto, riescono a fondersi alla perfezione stimola non poco le sinapsi e lascia letteralmente estasiati.

I due musicisti (ad accompagnare Rocky troviamo infatti l'amico di sempre, Christian Laflamme) hanno creato un piccolo capolavoro, di difficile catalogazione, per palati fini eppure assolutamente appagante. Per intenderci, probabilmente non sarebbero adatti a un festival metal, ma potrebbero benissimo essere headliner in situazioni come lo splendido Jazz Is Dead di Torino.

frendz dominique laroche christian laflamme voivod 

A proposito:

Vuoi continuare a leggere? Iscriviti, è gratis!

Registrandoti potrai accedere agli oltre 4.000 articoli dell’archivio gratuitamente, e ti iscriverai alla nostra newsletter su Substack!

Nelle ultime 24 ore si sono iscritte 11 persone!