Un dilatato quarto d’ora accademico, un po’ d’ironia e del sano esistenzialismo surreale.
Dopo cinque anni di silenzio discografico, tornano i Car Seat Headrest con The Scholars, un ambizioso concept album pubblicato a inizio mese su Matador. Ci erano mancati? Forse sì. Soprattutto quando, all'interno del nuovo lavoro, riusciamo a riconoscere certe cose che ci ricordano alcuni dei tempi migliori della formazione americana e godiamo nel trovarla ancora ricca di esistenzialismi noise rock e ironia punk.
Al centro (più precisamente, "quasi alla fine") di questo lavoro si trova Planet Desperation, una traccia di quasi venti minuti che rappresenta il culmine dell'esplorazione sonora e narrativa dell'album e che ci fa ricordare le lunghe sortite come quella mirabile di The Ballad of Costa Concordia, iconico pezzo del 2016. Anche lì, Will Toledo costruiva un crescendo narrativo partendo da una crisi personale per arrivare a una riflessione più ampia sul fallimento sistemico: laddove Costa Concordia era la nave che affondava mentre lui cantava dell’impossibilità di diventare adulto nel mondo moderno, qui è un intero pianeta che affonda, schiacciato da aspettative accademiche, ansia esistenziale e panico generazionale. Combinando elementi di rock psichedelico, progressive e lo-fi, la canzone si distingue per le sue dinamiche mutevoli, i picchi emotivi e le svolte teatrali, consolidando la reputazione della band per la sua capacità di fondere complessità musicale con narrazione intensa.
«Planet Desperation mi ha accompagnato mentre facevo la spesa. Ora ho comprato solo hummus e rimpianti», si legge in qualche simpatico commento su YouTube. «Diciannove minuti?! È più lunga della mia ultima relazione, ma almeno questa ha un finale coerente». Ecco solo alcuni dei commenti che bene esemplificano la proposta di Toledo e soci. Ancora una volta.
Il disco è ambientato nell'immaginaria Parnassus University e segue le storie di vari studenti e membri del personale. In particolare, con la traccia Gethsemane viene raccontata la storia di Rosa, una studentessa di Medicina con la capacità di assorbire il dolore degli altri, un potere che ha cercato di sopprimere fin dall'infanzia. Questo contesto narrativo arricchisce Planet Desperation, conferendo al tutto una quasi disfattista profondità emotiva che risuona con l'intero album.
Qualcuno dice che Will Toledo ha inventato l’ansia progressiva: si inizia con la chitarra e si finisce con la crisi esistenziale. Vero, però, forse, che, a differenza della canzone del 2016 citata, a questo pezzo manca un vero e proprio "finalone" epico ed è quello che non la può innalzare come potrebbe/dovrebbe. Non si vive solo nel passato, anche se è lì che si spiaggiano i dischi migliori, ma i Car Seat Headrest dimostrano ancora una volta la loro capacità di spingersi oltre i confini del rock indipendente, offrendo un'esperienza musicale che è tanto audace quanto coinvolgente.