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Lo svecchiamento del prog italiano.

Il prog italiano, quello storico degli anni '70 per intenderci, ha creato sia dei capolavori sia delle fotocopie venute male e onestamente dimenticabili. È quindi un piacere vedere che qualche nuova leva riesce a raccoglierne il testimone svecchiandone il sound e attualizzandolo quanto basta per non sembrare i cloni dei cloni.

È il caso dei Wilson Project, quartetto piemontese che già aveva fatto parlare di sé con il debutto di qualche anno fa, un album sì acerbo, ma in cui si intravedeva tutto il potenziale creativo della band. Si riaffacciano oggi sul mercato con un disco (presentato dal vivo in supporto alla data novarese di Paul Roland) di cui questa Bolshoi è la traccia scelta come singolo.

L'assenza della chitarra non è un problema e anzi accentua ancora di più sia gli interventi musicali dei quattro sia la bellissima interpretazione vocale di Annalisa che si alterna spesso e volentieri al flauto elettrico. È un prog maturo, moderno, che trova le proprie radici sia nella vecchia scuola italiana sia in quella più moderna dei Marillion o nelle cose meno metal dei Dream Theater, magari non raggiungendo quelle vette di tecnicismi, ma riuscendo a ricreare con gusto quelle tessiture atmosferiche complesse eppure non ostiche, quasi orecchiabili. Un qualcosa di diverso che, se i Nostri riusciranno a maneggiare con maestria, potrebbe davvero farli emergere in una scena tanto inflazionata quanto stantia a livello creativo.

Teneteli d'occhio, e per una volta mettete via capolavori come Aqualung e date piuttosto un ascolto a qualcosa di veramente nuovo: potrebbe svoltarvi la giornata.

wilson project 

A proposito:

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