Una preghiera per un’anima stanca e barbuta.
Ancora – e per sempre – scarno, cupo e avvolto in una malinconia elegiaca che riguarda tanto la perdita quanto il trovare pace in essa, il nuovo singolo del più emblematico cantautore/poeta post-metallaro ci lascia ancora una volta (malinconicamente) gratificati. Quella potenza silenziosa nella sua interpretazione, come un uomo che guarda indietro a una vita che sta scivolando via, ma che abbraccia il lento dissolversi con una sorta di solenne accettazione, è certamente quello che ci fa godere, ancora una volta, di tutto ciò che ha reso grande il personaggio. E rispolverare le impolverate maglie della nostra band post-metal preferita, consci di ciò che è stato, grati di ciò che ancora è.
Un arazzo di suoni così aperto, eppure così intimo, che è, tutto sommato, una preghiera per un'anima stanca. Si allinea al panorama atmosferico che il frontman dei Neurosis ha, con l'ultimo No Wilderness Deep Enough, iniziato a sondare in maniera così "aperta". Abbandonato, o quasi, il blues oscuro dei primi lavori solisti, Steve Von Till si offre ancora una volta con quelle aperture sacrali ed evocative che avevano reso così potente il suo ultimo lavoro solista.
Alone in a World of Wounds, in uscita il 16 maggio tramite Neurot Recordings, è stato ispirato da una citazione dell'ecologo statunitense (cacciatore, scrittore, ispiratore della moderna biologia di conservazione) Aldo Leopold, il quale, fondamentalmente, chiedeva una rivisitazione del rapporto tra le persone e il mondo naturale («una delle penalità di un'educazione ecologica è che si vive da soli in un mondo di ferite»). Si riflette su questo, con qualche parola, con qualche arco, con qualche rintocco di oscurità post-metallara ora lasciata, però, alle sue più meditabonde scie acustiche e synth-etiche.
Mentre Von Till rimane, al di fuori della musica, ugualmente impegnato nell'istruzione (è stato un insegnante di scuola elementare per ventiquattro anni e fa anche parte del consiglio di amministrazione della Firekeeper Alliance, un'organizzazione non-profit impegnata a ridurre i suicidi tra i giovani della Blackfeet Nation nel Montana) e nella poesia, è ancora una volta nella sua arte prediletta che si riescono a percepire le stigmate del sentire il rimbombo del mondo intorno. Anche se ora si è fatto più fioco.