Morto un papa se ne fa un altro.
E ora tocca a Papa V Perpetua.
Il problema, oggi, del parlare di un nuovo brano dei Ghost è Tobias Forge. Strano, vero? Cerchiamo allora di vedere il bicchiere in entrambi i modi, cominciando da quello mezzo pieno.
Satanized, antipasto del prossimo, sesto album Skeletá, si muove nelle stesse coordinate tracciate dal precedente Impera, aggiungendo giusto un filino di macabro che potrebbe ricordare vagamente i pezzi meno ostici di Infestissumam. Ma insomma, siamo onesti, quelle cose non torneranno mai più e – messi da parte i Mercyful Fate che baciano gli Abba – è l'AOR che la fa da padrone qua (e per esteso anche in Lachryma, nella Journeyana Peacefield e in tutti gli altri pezzi). E va benissimo: la produzione è stellare, il brano super catchy e rifinito nei minimi dettagli – e come nella migliore tradizione dei (vabbè, facciamo finta siano ancora una band) Ghost – si incolla nella testa per giorni senza andare via. Riffing metal-rock micidiale e ficcante prestato al pop più nobile, ritornello da coro collettivo, armonizzazioni vocali a pioggia… Se tutti gli orfani dei Queen, invece che continuare a piangere sul latte versato, mettessero sul piatto questa roba, smetterebbero di essere tristi e troverebbero davvero degli eredi degni di un certo modo di intendere il rock.
Ma se il pezzo è così valido, dov'è il bicchiere mezzo vuoto? Semplice: appurato che Forge ha sempre avuto dalla sua un songwriting solido e riconoscibilissimo, per la prima volta non c'è un vero salto in avanti da quanto sentito in precedenza. Questo fatto – unito a una serie di dichiarazioni sulla necessità o meno di continuare con la storia "fumettosa" dei Ghost, sulla scarsa attenzione del pubblico ai concerti tanto da vietare l'utilizzo dei cellulari (ma poi come diventi virale su TikTok passando da duemila a quindicimila persone a concerto? Eh furbacchione? Ma si sa che tutto fa hype, pure un divieto che più che unire divide fan e curiosi) e allo sfoggiare sempre e comunque nelle interviste t-shirt più affini al suo passato remoto musicale nel metal estremo (Kreator, Voivod, anche i nostri Mortuary Drape) – dà l'impressione (perlomeno a chi li segue dagli esordi su MySpace) che Tobias si senta in qualche modo in gabbia, quasi costretto a ripetere all'infinito la stessa orecchiabilissima e godibilissima canzone senza cambiare una virgola. La sua giustificata ricerca del successo (che gli ha fatto silurare nel tempo molti membri che nella fu band non erano semplici comprimari come gli piace ripetere, ma veri e propri compositori) forse gli sta lasciando un sapore in bocca meno dolce di quello che pensava.
Sia chiaro, suonare nelle arene è un traguardo eccellente e più che meritato dopo tre lustri di carriera, ma poi arrivano gli Sleep Token che in un batter di ciglia superano i maestri e quindi, forse, di fondo l'amarezza può starci. Di certo quel pizzico di coraggio in più per fare davvero ciò che si voleva senza pensare troppo alle classifiche avrebbe potuto rendere questa Satanized un pezzo da dieci e lode, mentre invece così resta "semplicemente" un gran bel brano, roba per cui comunque il novanta per cento delle band farebbe carte false, ma nettamente inferiore ad altri singoli che hanno davvero fatto la storia dei Ghost, da Year Zero a Cirice (la perfezione di Elizabeth o Secular Haze nessuno la spera nemmeno più, ma anche la giocosa e divertente Square Hammer – tanto per dirne una – era di un altro spessore, o perlomeno "diversa").
Per ora i livelli sono ancora molto alti, ma il rischio dell'autovampirizzazione prossima è molto concreto. Forse è arrivato davvero il momento di togliere la maschera.