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Liberatori? No, artefici della morte dell’Occidente.

La sottile linea che separa gli sbandieratori da circo (mediatico) e quelli che gli stendardi li espongono fieri mettendoci la faccia sempre e comunque viene nuovamente rimarcata da una nuova, in parte inattesa, uscita dei Dish-Is-Nein.

La prematura e tragica scomparsa di Dario Parisini sembrava aver messo per sempre un punto alla storia di ciò che fu dei Disciplinatha, ma Cristiano e Roberta avevano ancora molto da dire. Ecco allora rinascere i DIN, con un album (Occidente – A Funeral Party) e un singolo, Stato di massima allerta, che prepara l'ascoltatore al mondo in cui verrà risucchiato. Le parole (scritte a quattro mani da Cristiano Santini e Renato "Mercy" Carpaneto degli Ianva) sono pesate, taglienti, sofferentemente lucide nel descrivere il mondo che ci circonda, mentre abbiamo gli occhi rapiti da quella droga anestetica rettangolare che emana luce e stronzate tutto il giorno, un brano in cui la musica si muove magmatica e solenne mettendo (involontariamente?) al centro di tutto Dario stesso.

La sua assenza è infatti sottolineata da un vuoto lasciato in fase di arrangiamento e mix che sarebbe stato idealmente riempito dalle sue chitarre, ma è un rumore bianco che non lascia l'amaro in bocca dell'and if, anzi, stimola cerebralmente la fantasia dell'ascoltatore che riempie quei silenzi delle sue note dissonanti, quasi come se lui fosse ancora lì a tessere trame soniche per noi.

Stato di massima allerta non arriverà da nessuna parte a livello commerciale: troppo poco orecchiabile e soprattutto con un testo per nulla canticchiabile, ma non è mai stato questo il fine ultimo dei Nostri: assestano da sempre dei pugni alla bocca dello stomaco, solo apparentemente violenti, che cercano di risvegliare dal torpore mentale coloro che si accostano alla loro musica. In questo, continuano a essere Maestri indiscussi. Altro che chiacchiere da teatro.

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