Classico è bello.
Black Light è la nuova scossa elettrica di Smith/Kotzen, il super duo che unisce ancora una volta due leggende del rock: Adrian Smith (Iron Maiden) e Richie Kotzen (ex Poison, The Winery Dogs). Per coloro che temono che possa trattarsi del solito side-project e della solita solfa… beh, non si sbagliano di tanto. Però, c'è da dare a Cesare ciò che è di Cesare, e a Smith e Kotzen quello che spetta a gente che può ben accaparrarsi, un po'come Cesare, l'appellativo di "classico".
Black Light è certamente quello che ci si aspettava dal "solito" side-project, ma il rock'n'roll – quello classico e puro – fa sempre piacere. Il duo non si arrovella di certo per sfoderare riff micidiali o assoli acrobatici (ormai la competizione è arrivata a vette di difficoltà estreme), ma costruisce un brano che sa come accattivarsi l'uditorio di riferimento. La chitarra di Smith – diciamolo pure, uno dei migliori della triade della Vergine di Ferro – taglia l'aria come un coltello, mentre Kotzen, con la sua voce rauca e piena di levità soul, si destreggia tra il blues e il rock, dando una profondità classic immancabile per un pezzo del genere. Sì, sì, ci ricorda molto Glenn Hughes. E ci sta eccome.
Il buon Adrian si lascia andare anche a un po'di vocals e forse solo per questo l'ascolto varrebbe di per sé, avendo i Maiden sempre tenuto in sordina (se non per qualche coro qua e là) la sua ugola. Certo, sarebbe stato difficile farlo emergere rispetto al buon Bruce, ma ai fan farà sicuramente piacere sentirlo uscire dal mutismo e divertirsi nei suoi progetti solisti.
Nessuno scalpore, dunque. Ma indubbiamente una bella pacca sulla spalla agli aficionados del classic rock che strizza l'occhio a blues e heavy metal. Che tutto ciò abbia ancora una lunga vita. E una perpetua luce oscura.