Prendere a calci l’oscurità.
Una nuova cortina di ferro tracciata lungo il 49° parallelo e nessuna resa di fronte all’invasore: una guerra tra Canada e USA i Propagandhi l’avevano immaginata già vent'anni fa. Alla fine, però, il testo recitava che si trattava solo di narrativa speculativa e che non c’era nessun allarme. Ora che, sotto le continue minacce del governo Trump, la finzione si avvicina pericolosamente alla realtà, la band di Winnipeg fa uscire At Peace, titolo crudelmente ironico e per niente pacificato.
Nella title track dell’album – previsto per il 2 maggio per Epitaph Records – convivono i crescendo dell’hardcore melodico, la frenesia dei riff metal, segni evidenti di progressive e, sopra a tutto, la solida coscienza politica che sostiene dal 1986 tutte le opere del gruppo canadese. Un’etica che mantiene dritta la sua barra, ma che non risparmia spietate analisi degli anni che stiamo vivendo.
Chris Hannah, fondatore, voce e chitarra del gruppo, scrive nel comunicato per l’uscita del singolo: «Vent'anni fa sapevamo che il mondo era fottuto, però pensavamo che potesse esserci una mobilitazione di massa contro l’oligarchia, contro la classe dei miliardari. Non credo che questo sia più presente nella nostra musica e non credo che quella mobilitazione arriverà. Spero di essere smentito».
Lo spiraglio di speranza è affidato alle parole che concludono il brano quando citano due strofe di Bruce Cockburn – cantautore conterraneo dei Nostri, impegnato nei diritti umani e ambientali: «Niente di ciò che valga la pena avere si ottiene senza una qualche forma di lotta / Bisogna prendere a calci l'oscurità finché non sanguina la luce del giorno».