A volte, nell’incontro, succede la magia.
Bestie, velocità, il calore che lacera la terra. Lucrecia Dalt con la sua musica magnetica riesce a catalizzare l’atmosfera grazie a un canto appena accennato, che si risveglia su un blando tappeto percussivo. Sembra di sentire il sole sul proprio collo e la voce di qualcuno che ha già scelto il suo e il nostro destino.
Poi il crash.
David Sylvian racconta la propria disgrazia con voce profonda e lenta, pronta a insabbiarsi in una situazione senza via d’uscita e senza speranza. Amore? Passione? Delitto? Non abbiamo una linea narrativa chiara, ma due anime che vagano sul corpo della terra. Di certo più che una passeggiata sembra un calvario, un portare le proprie sensazioni fino a disseccarsi, mantenendo solo uno scheletro di emozione.
Uno scheletro che è una delle canzoni che più ci si attaccano alla mente e al corpo, un duetto che non è un duetto ma una staffetta, fra due dei vocalist più intriganti che potessimo immaginare: cosa rara, per ambientazione, bellezza e immaginario. Teniamoceli stretti questi estemporanei incidenti, spesso è così che nasce un'opera d'arte, o una cosa rara.