Non un esercizio di stile, piuttosto un accompagnamento emotivo toccante.
Vengono dal Belgio, gli Endless Dive, e a un primo ascolto non sembrano differenti da molti epigoni votati al post-rock più cinematico. Eppure c’è qualcosa, un’ombra o un ricordo, che fa scattare un affetto istintivo. Saranno le immagini della piccola ballerina – la petite danseuse del titolo –, la capacità di unire la voce della commentatrice alle note leggere e puntuali della prima parte del brano, il saper costruire così bene l’atmosfera che ci trasporta automaticamente nella tormenta seguente.
Lì poi vale tutto, siamo noi a ballare e sono il nostro corpo e le nostre emozioni a smuoversi, seguendo un percorso notturno tanto all’interno della soffitta quanto nel nostro vagare. Loro tengono gli strumenti ben saldi, picchiano il giusto, ma soprattutto danno le corrette mazzate dove fa più male (o bene, decidete voi), cuore e stomaco, accompagnandoci in una storia che non conosciamo ma che non possiamo non sentire nostra, attaccati a uno schermo sul quale scorrono ormai i titoli di coda. Poi, lei, a spegnere tutto con un sorriso tenero.
Anche questa può essere corrente emotiva, anche questa può essere una storia da raccontare, una di quelle che siamo ben contenti di ascoltare facendo ondeggiare capo e spalle.