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Dolce come il tormento.

Altro nome che va ad aggiungersi all'elenco delle precocissime star incoronate dallo strapotere dello streaming musicale è di sicuro quello di Vira, all'anagrafe Amy J Gonzalez, e dei suoi Violent Vira: frontwoman metà americana (Boise, Idaho) e metà messicana, è salita alla ribalta con qualche pezzo finito in tendenza (I Don't Care, Tarantula Girl) e un discreto EP come entrée discografica (Till'Death Was Never Enough), attirando a sé una miriade di ascoltatori del web, vuoi per un sound che rianima i 90s e il nu metal, vuoi per la sua immagine che pesca un po'dal goth, un po'dal mondo anime.

Ricetta ideale per sfondare istantaneamente. Ma i Violent Vira, alla fine dei conti, come suonano?

Se i singoli succitati presentavano diversi punti d'ombra (resa sonora da sgrezzare, prova vocale della Gonzalez piuttosto discutibile), con la nuova Saccharine possiamo dire che gli americani hanno fatto un deciso passo in avanti in termini di qualità: il songwriting rimane il medesimo, molto orientato al mainstream, ma i lavori di cesello sulle vocals e in fase di produzione sono di quelli eccellenti.

Saccharine suona cristallina e moderna, pur rivolgendosi agli amanti di un sound a cavallo del cambio di millennio, tra gli Staind di Break the Cycle e gli Evanescence più incazzosi, in questa combinazione di post-grunge, alternative metal e onnipresente aura pop – ci è balzato in mente qualcosina dei Bring Me the Horizon da That's the Spirit – che punta, in maniera molto decisa, a imporre i Violent Vira tra le band di facciata della nuova generazione.

violent vira amy j gonzalez 

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