Riecco gli svedesi blu.
Non siamo noi ovviamente a scoprire le profondità di Sebastian Murphy e della sua accolita scandinava, ma in questa Man Made of Meat, i Viagra Boys scoprono le carte, fanno finire malissimo Chandler Bing e ridono dell’arte, partendo da una bottiglia di vino. Facciano quel che vogliono finché mantengono questo tiro dannatamente gommoso e trascinante, per canzoni da cantare alzando il gomito e mostrando tatuaggi e pancetta.
Tutto è performance, soprattutto l'assenza di essa. Tutto è in vendita, figuriamoci il punk rock, acquistato per due spicci decenni fa. E allora tanto vale immaginarsi sulla cresta dell’onda, per capire quanti propositi riusciamo a mandare in vacca prima di ritornare i miseri poveracci di prima. Una canotta, una tuta e una bottiglia di rosso a garganella, della musica ad alto volume, deboscia e distorsione, singalongs tanto semplici da poterli riprodurre ruttando. Non devono fare nient’altro i Viagra Boys, nessuno se ne interesserebbe.
Tanto qualche stronzo ad applaudire lo si trova sempre, in caso contrario fissate un punto in alto a destra e fatevi crescere i baffi, sembra funzioni.