Funk da Giubileo.
È possibile essere originali e mantenere standard di qualità elevati nell’Italia musicale del 2025? Una risposta positiva arriva da Le Feste Antonacci, che hanno un nome strano (ma non così strano a pensarci bene) e tanta personalità: quella che genera una continua sorpresa nell’ascolto della loro musica, lasciando sempre la sensazione che a ogni nuovo pezzo non si sappia mai bene cosa aspettarsi. È una grande dote, perché il dubbio viene quasi sempre ben ripagato dalla qualità dei brani e da scelte artistiche accuratamente ricercate, che mettono insieme il cantautorato e il prog, il jazz e il funk, il passato e il presente, le idee semplici e quelle complesse.
Viene da pensare che vivendo a Parigi, Giacomo Lecchi d’Alessandro e Leonardo Rizzi siano riusciti a dare un respiro internazionale alle loro produzioni o anche semplicemente ad avere meno confini: sta di fatto che quello che fanno suona scanzonato, provocatorio, fantasioso, divertente, ma soprattutto pensato e suonato in maniera impeccabile, come a ricordarci che certe volte, per fare le cose per bene basta avere le idee chiare e la testa sgombra da limiti o condizionamenti.
Porgi l’altra guancia è il loro pezzo ecumenico, che all’inizio del 2025 suona perfetto per l’anno santo della Chiesa Cattolica. Nel testo si ripete come un mantra una perifrasi della dottrina della reciprocità «Non fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te», mentre un funk acido riempie l’aria di ritmo e groove, tra synth, bassi profondi e un sax seducente a prendersi la scena.
Oltre alla guancia, è il caso di porgere bene entrambe le orecchie.
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