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La Grazia Obliqua: Dove muore la luce
All'ombra del Colosseo

La Grazia Obliqua
Dove muore la luce

| Lo leggi in 2 minuti

Per grazia (non) ricevuta.

«Non c'è gusto in Italia ad essere intelligenti»: così cantava Freak Antoni nei suoi Skiantos ormai quasi quarant'anni fa.

Personaggio scomodo, acuto, frainteso e sottovalutato da quelli che contano, non le ha mai mandate a dire e la sua eredità artistica e culturale è stata rivalutata solo dopo la sua scomparsa, come troppo spesso accade a chi ci vede lungo ma non ama piegarsi ai compromessi.

Ora, nessuno vuole augurare ai membri de La Grazia Obliqua una fine prematura, ma il rischio è che, come spesso accade ai più originali, vengano apprezzati davvero solo in ritardo. Il concetto non è se piacciono o meno, quello è soggettivo: il punto è che i capitolini, musicalmente, mettono sul piatto qualcosa di davvero diverso e valido, un'alternativa non solo al mainstream ma anche a tutto ciò che sta ai suoi antipodi. Sia la struttura musicale sia la scelta di liriche e linee vocali dimostrano quanto (non senza sforzo si presume, ma apparentemente in modo comunque naturale) i Nostri cerchino sempre di non suonare la stessa canzone, di evitare il già sentito, di incamerare sì influenze, ma di rimasticarle per poi sputarle sul piatto dando loro una forma nuova.

Dove muore la luce, il nuovo brano, è estremamente esplicativo di tutto ciò: che la cosa stia passando un po'in sordina è un vero peccato, perché probabilmente tra qualche anno cose simili verranno ripescate dall'influencer di turno e incensate (o comunque discusse) da tutti gli amanti della musica. La domanda è: perché aspettare? Fatelo ora!

la grazia obliqua 

A proposito:

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