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Al di là del confine c’è quello che vorremmo essere.

Too sanciva un checkpoint significativo nella carriera degli HVOB, perché, a suo modo, odorava di consacrazione: uno scrupoloso disco-compendio a testimoniare la crescita sonora del duo austriaco. Il famoso giro di boa, come si suol dire, un punto di riferimento che suggella la fotografia del perfetto bilanciamento dei due punti focali attorno a cui si sposta l'elettronica di Anna Müller e Paul Wallner: beat techno e deliziosa melodia pop.

Pare volersi inclinare ancora di più verso quest'ultimo versante, la carriera dei viennesi: What They Gave Me rianima il desiderio di atmosfere languide, deep house che sgomita nell'etereo e bassi che cedono un po'di campo a una lenta espansione dei synth, un po'come facevano The Lack of You e Eyes Alive, vere e proprie fontane del riposo in mezzo a dinamite techno senza scrupoli (Gluttony).

Molto vicina alle aperture sonore dell'ultimo (danzereccio) Dreamstate di Kelly Lee Owens, What They Gave Me continua a spingere insistentemente sulla delicatissima voce di Anna Müller, pronta ad agganciare l'electropop e a farlo gonfiare, scansando l'istinto da drop feroce e riducendo la deflagrazione a un'evaporazione simil-dreampop di rivoli sonori che si rimescolano nell'aria assieme al desiderio di spezzare i confini per ricercare qualcosa in più dell'ordinario.

Per noi stessi, non per quello che gli altri si aspettano da noi.

hvob anna müller paul wallner 

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