Dopo più di un quarto di secolo gli occhi si saranno abituati all’oscurità?
Heden è un brano che conferma gli Amenra come placida presenza oscura che si rilascia lentamente, in una coltre che è letargico risveglio.
In quattordici minuti, il salmodiare di CHVE porta a una ritualità concentrica, nella quale l’umano fa i conti con la solitudine, la pazienza, lo scorrere inesorabile dei momenti. Sembra di sentire il senso di perdita di una persona che non sia a suo agio con il concetto di tempo, con una naturale adesione al fluire delle cose. E come si potrebbe esserlo quando si è intenti a muoversi e a danzare nello spazio? Il resto scompare e ci si allontana dal mondo.
Heden è un altro brano western dalla fine del mondo, in zone selvatiche e adoranti qualche sorta di spirituale via. Sono passi strani in uno strano rito, ma è il momento dell’apertura, di una furia che pianta i piedi in maniera salda nel terreno, urla e si dispera. Sembra creare un crepaccio, una ferita nel suolo, nelle mura, sul proprio corpo. Buco dal quale suppura oscurità e pianto e sangue, buco nel quale i corpi perdono i sensi e il battito, a fine brano, termina.