Solo il metal, in certi casi, raggiunge livelli di catarsi così genuini.
Il metal non ha mai avuto paura, in alcune sue frange stilistiche, di sprofondare nelle più oscure sacche della depressione e della disperazione umana. L'ha fatto in modo naturale, come certi tipi di pesci che riescono a raggiungere "bassitudini" impensabili per l'uomo, negli oceani, sapendo poi riemergere da esse incolumi e nutriti. Questo genere sa come riportare il culo a casa e recarsi poi a una battaglia vichinga o un party pieno di alcool e groupies, come se niente fosse.
La musica che ci guida verso le zone erogene della tristezza deve saperci dare un appiglio per risalire, altrimenti potremmo definirla malsana, oltre che infingarda. Determinati scampoli della recente pletora d'intrattenimento vacanziero possono spingerci involontariamente in recessi di irredimibile malinconia e non solo privarci di un appiglio per tornar fuori da quel bagno infernale, ma costringerci ad attendere il prossimo disco degli Anathema, per riuscire a venirne fuori.
I Paleface Swiss, boy band elvetico-deathcore dall'avvenire sicuro, sembra vogliano seppellirci vivi in uno sprofondo di maligna desolazione (il video è tra le cose più atroci mai viste), ma, allo stesso tempo, quella nenia melodica, l'intermezzo rappattone e le parti più esplosivamente emotive di chitarrame saturiaco del suffisso -core ci riconducono in alto, spingendoci fuori dai polmoni tutto il fiato e il delirio di resa accumulato.
Direi che abbiamo bisogno di brani così catartici, almeno uno al mese.