Un rettile capace di attendere, caricandosi di energia trasferita direttamente nelle corde della chitarra.
Come sempre, è difficile definire che ruolo avrà questa canzone all’interno del percorso musicale di David Grubbs, prendendola come singolo. Lo scorso anno è stato caratterizzato soprattutto dalla riedizione dei suoi materiali come Gastr del Sol insieme a Jim O’Rourke, ma ora ritorna da solo, entrando nel primo inverno con una traccia che sembra simulare realmente i movimenti del serpente in bassa stagione, calmo ma con una capacità di visione sull’ambiente e sul panorama circostante.
Una canzone strumentale, certo, ma che riesce a mantenere il lirismo all’interno delle sue note sparse, una canzone che cresce, che ti trascina letteralmente nella campagna illuminata nel video girato dai coniugi McCoy. Ancora da capire dove sarà contenuta e se l’album tornerà anche ai brani cantati oppure se sarà la sola musica a fare da padrona. Sicuro è che il nostro essere affezionati a lui è confermato dalla bontà dei suoi passi, uno dopo l’altro, senza errori.
Quel che troverete qui, insomma, sono squarci con un basso tasso di umanità, la campagna, il freddo, il landscape rurale statunitense, una musica che sembra essere completamente parte di essa. Gli scatti del rettile che abbracciano tutto con una poetica e una bellezza rara. The Snake on Its Tail e noi a osservare e ascoltare, in religioso silenzio.