La rinascita della fenice tra le risaie.
Ci sono stati momenti in cui sembrava davvero che la carriera della Sillano stesse per decollare: tre album in inglese sotto il moniker Carlot-ta egregiamente accolti da critica e pubblico, riconoscimenti (Premio Ciampi, Premio M.E.I., Targa Tenco, Premio SIAE) e passaggi televisivi (la sua Pamphlet fu usata nel 2012 per uno spot della Ford). Poi le cose un poco alla volta si sono fermate, vuoi per questioni personali, vuoi per i cambiamenti repentini di un'industria, quella musicale, che fagocita ingordamente chiunque.
Torna oggi con un lavoro che è un nuovo inizio, a partire dal nome. Basta monikers, Carlotta si presenta per chi è davvero e lo fa con un album di cui questa Moderata Fonte è sia biglietto da visita sia cartina al tornasole. Abbandonate – perlomeno in superficie – le rincorse alla Galás, la vercellese mostra oggi il suo lato più riflessivo e onirico, regalando una delicatezza inedita, una malinconia che però non sa di resa, bensì di presa di coscienza per ciò che fu, cercando radici solide in un passato poetico di spessore che renda la musica moderna degna di essere interpretata e ascoltata.
La transizione dall'inglese alla lingua madre non è stata assolutamente traumatica e, anzi, sembra aprire nuove strade compositive grazie a un nuovo (strano a dirsi) modo di utilizzare fonemi e concetti, rendendo il tutto, se possibile, ancora più affascinante che in passato.
Di sicuro tra le cantautrici più interessanti in terra italica al momento: perdersela sarebbe un delitto.