Tedeschi e quindi concreti, rurali, burini e capaci di farci esplodere il petto con un inno campale.
I Subway to Sally sembrano i Rammstein in versione vacanziera in un villaggio bavarese. Il nerboruto Eric Fish è la controfigura rupestre di Till Lindemann, ma superato l'impatto iniziale, inzuppato nel déjà-vu commerciale peggio di una madeleine proustiana nella tazzina di un Piperno alle prese con le bagattelle burrose del Mulino Bianco, abbiamo un pezzo che è uno schianterello.
Quattro quarti, riffone al crognolo e tastiere fanfarose che soffiano in alto verso un ritornello da urlare con il pugno al cielo. Siamo dalle parti del folk metal per modo di dire. Sì, c'è quell'arrangiamento da salterello tipico del genere, ma in fondo questo è un brano che avrebbero potuto realizzare i Grave Digger, se ancora potessero contare su qualche goccia di sangue in quelle cariate cavità creative.
In fondo non si domanda molto ai gruppi heavy metal, a parte darci un po'di Halloween in qualsiasi periodo dell'anno ci occorra e di sospingerci al nostro posto di schiavi sociali con l'umore alto, una buona circolazione e le mascelle serrate. I Subway to Sally sono di Potsdam, Brandeburgo, e insieme alla puzza di stabbio e l'odore di pianta spermina, ci regalano una boccata di ossigeno prima di reimmergerci nello smog quotidiano.