Notti ferme, sentimenti in moto.
Qui incontriamo il puro (momentaneo) anonimato, fiutiamo le primissime orme su questo pianeta di un artista che, non si sa perché, ci parla già tantissimo attraverso due minuti abbondanti che, di parole, ne contengono davvero pochissime. Non sappiamo ancora il nome che si cela dietro a Prima stanza a destra, sembra venire fuori da un'insolita notte di autunno inoltrato. Insolita poiché questa notte pare così placida, come se il tempo si fosse fermato per scattare una fotografia al background urbano che avvolge le nostre passioni, i nostri rifiuti, le nostre lacrime.
Ti amo, titolo essenziale, così come il contenuto di una papabile hit dalla struttura di una semplicità disarmante. Due righe per le strofe, due per il ritornello: allora cosa ci abbiamo trovato di così tanto speciale?
Me lo sono chiesto e richiesto, e tra rimuginii vari su quanto striminzita fosse la polpa della traccia, Ti amo riarrotolava il nastro sotto mio involontario comando, a ripetizione. E la risposta sta un po'nel contorno, ossia nell'emotività dilagante che si riversa da quella vocina acuta, in quell'attitudine maculata, tra sogno e malinconia, in quel video ufficiale a dir poco splendido, in quel sound che odora fortemente di internazionale.
Infine, non per demerito, in quella capacità di collocarsi, imprimersi in dei luoghi e in delle situazioni che fanno parte della vita vissuta di ognuno di noi: Prima stanza a destra si intrufola timidamente nei nostri ricordi, con questo indie-pop morbidissimo a venature electro – alla lontana ci è riapparso il Caribou di Our Love – traslandoci indietro nel tempo, nel buio di serate silenziose, di strade prive d'anima al di fuori delle nostre, affrante, pensierose, piene di vita.