Una passeggiata in quell’eterna landa dove il pop e il folk entrano come aghi nei nostri cuori.
Un arpeggio gentile di chitarra, lento, quasi sospeso. Poi si sentono le corde correre e la voce di Michael Hiscock (già nei Field Mice e nei Trembling Blue Stars) parlare di cieli blu su un Dorset inondato di luce e nubi grigie mai così lontane, fino all'arrivo della seconda voce, Émilie Guillaumot.
È passato poco più di un minuto e ci siamo di nuovo innamorati. Si sente l'esperienza, lo struggimento e la freschezza nel tocco, in un duo che lavora sui minimi termini per scaldarci l'anima. Voci, tastiere, chitarre: le solite cose, certo, ma qui sembrano scendere direttamente dal paradiso, lievi e impalpabili, a lasciarci sospesi in attesa di qualcosa. Un segno, un album, un altro brano con il quale commuoverci e per il quale poterci struggere, da cui farci sedurre.
Sugartown è un pezzo che sarebbe potuto uscire una quarantina d'anni fa o in un altro momento, ma il fatto che abbia scelto di farlo quest'anno provoca quasi un senso di sospensione, di pace, di calma. Riesce con la sua grazia a ripulire il frastuono, il rumore di fondo, facendoci capire che per arrivare al cuore del discorso non serve poi molto se non buon gusto, ispirazione e coraggio. Il coraggio di mostrarsi onesti e candidi, al servizio di una musica stupenda, proprio come una primavera gentile.