In fuzz we trust, again & forever.
Il problema delle uscite dei Fuzztones (e per esteso di ogni progetto che coinvolga il loro deus ex machina, Rudi Protrudi) è sempre lo stesso: è un pezzo nuovo? Un riadattamento? Una cover? Insomma tutta una serie di domande (lecite, ci mancherebbe) che però fanno perdere di vista il nucleo pulsante di tutta la questione, ovvero il divertimento.
Ecco, tra alti e bassi, successi e scivoloni, trionfi e sfighe, non si può dire che la carriera del leader indiscusso sia stata noiosa, anzi. Eppure sta ancora lì, classe 1952, cazzuto e massiccio, con la sua fida Vox Phantom a macinare riff come un ragazzino con un'attitudine così marcata che se solo la generazione dei suoi nipoti ne avesse un quarto non staremmo parlando di morte del rock and roll.
E il pezzo com'è? Ma che domande… strafottente, sudaticcio, con un testo completamente non politically correct, che se se ne accorge qualche adepto woke è la fine, forse un filo meno fuzz del solito ma insomma, non lamentiamoci per 'sti dettagli. Uscito originariamente (e un po'sottotono) in una compilation di cover e rarità a opera della (indovinate un po'? Sì, sempre lei) Cleopatra Records, Barking Up the Wrong Tree viene qui riproposto come accompagnamento al tanto agognato documentario sulla band, in uscita a breve – The Fuzztones VS the World di Danny Garcia –, ovvero un film che, se riuscirà anche solo in minima parte a catturare l'essenza selvaggia e senza compromessi delle leggende del garage rock più marcio, sarà un evento imperdibile per tutti gli amanti del genere e non solo.