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Majestica: Power Train
Aspettiamo la coincidenza
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Binari epici di vero metallo.

Il power metal sinfonico ha un alto tasso di ridicolaggine e "posticceria". Molte band lo praticano sfoggiando queste caratteristiche con una certa fierezza, soprattutto trascurando completamente l'aspetto stilistico, azzerando la personalità e dichiarando dalla prima all'ultima nota di appartenere alle logiche consolidate del genere. Diciamo che in questi termini, in un genere dove la forma-canzone dovrebbe essere la base soprattutto riguardo ai ritornelli, la maggior parte dei gruppi evitano di porsi il problema e aggrediscono il pubblico con un'ammiccante attitudine sprofondata nei luoghi comuni.

Nel caso dei Majestica c'è una parvente tendenza al pagliacciame, però non guasta se dentro questa confezione zuzzurellona si cela un gran pezzo. Power Train lo è. Siamo d'accordo, la doppia cassa stile elicottero in fase di atterraggio è quella, le tastiere vaporose e appiattenti sono lì, ma la capacità del vocalist di surfare sull'intero "pacchianame" è notevole. Inoltre il ritornello, pur non sconvolgendo la metrica consueta del power-sympho-scemotto, è schietto e trascinante.

Siamo dalle parti dei Dragonforce e Twilight Force, cosa che va presa per ciò che è, nel bene e nel male. Se prendi la farina e l'acqua, difficilmente avrai qualche sorpresa: ti ritroverai dei carboidrati. Di sicuro molti si terranno alla larga, però bisogna ammettere che i Majestica ci credono e sanno infondere energia, che poi è ciò che si chiede loro.

Power Train esplode in melodie e fraseggi degni dei più ispirati Blind Guardian. Il contesto ferroviario è ormai abbastanza desueto, ma a pensarci bene, quel cordone di lamiere e piombo, fuoco e puzza di sterco di somaro è tra le cose più metal che Guccini e Ozzy potessero epicizzare e le nuove generazioni farebbero bene a saltarci su e dirottarlo verso qualche convento.

majestica ozzy guccini 

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