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Kælan Mikla: Stjörnuljós
Tra i ghiacciai della perplessità emotiva
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Ode all’incalcolabile finitudine delle passioni.

Kælan Mikla, che in lingua islandese significa Lady in the Cold, sono un trio di ragazzette problematiche a metà tra una visione di Lewis Carroll e un incubo demoniaco di Clive Barker, e praticano, come molti nell'underground più sintetico di questi ultimi anni, un certosino revivalismo post-punk, senza grandi scrupoli d'identità stilistiche.

Nonostante il mondo prosegua – tra disastri ecosistemici e perenne crisi dei valori morali ed etici – e marci verso la propria estenuante estinzione, nuove generazioni di anime candide e infreddolite dedicano la propria creatività musicale alla sublimazione di un terrifico sgomento che sterminò idealismi e purismi nei decenni successivi al Romanticismo fino a Sanremo anni '90: perché l'amore sembra eterno e poi finisce? Perché un bacio ha il sapore del sangue vampirico e dopo un anno litighiamo su chi terrà il gatto e chi i croccantini?

La parola stjörnuljós significa "mai più", ci fa pensare alla celebre poesia di Edgar Allan Poe The Raven e ci suggerisce una visione soprannaturale delle passioni. Oltre la morte, la noia assassina e il tempo divoratore e cigolante: il senso di infinito dell'amore appartiene a quel mondo oltre la fisicità in cui le anime pascolano e si sbirciano tra le nuvole e i tendaggi di pioggia emozionale.

Lo strascicante tessuto elettro-sinfonico del brano avanza lungo un bianco corridoio di sgomento e ne esce da un pertugio luminoso, declamando nella sua conclusione un arrivederci all'amato, un auguri di ritrovarsi tra vecchi millenni, dove gli amanti seguiteranno a non esistere, inscalfibili e in paziente attesa del ritorno dell'uguale.

kælan mikla 

A proposito:

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