In punta di piedi, danzando con uno spettro.
La fiabesca vocalist Anastasia Minster è una dolce baba russa incastonata nel legno di un antico albero: come se fosse stata incisa con un coltello insanguinato, dalla mano sapiente di qualche assassino, ormai troppo stanco e dissanguato per poter continuare la sua corsa verso la libertà. I segni incisi nel legno si accendono e la piccola principessa cadavere saltella tra le tombe di un bel cimitero accoccolato tra le croccanti foglie di un bosco nudo.
Dancing with a Ghost è una voce taumaturgica che ci poggia una mano delicata sulla spalla rigida, un soffio di vento che ci raggiunge da non si sa quale possibile spiffero. Il piano, i corni, le armonie che battono insistenti dal vetro di una vecchia finestra infragilita dai secoli sono pronti a ghermirci. Lo spettro si avvicina e ci spinge ad alzare il culo. Crediamo di danzare senza nessuno che ci guidi, per nostra improvvisa, bizzarra volontà di cullarci nel nulla di una grande stanza vuota.
Anastasia ci racconta di come l'arrivo di un fantasma nella nostra realtà sia così usuale: è quando senti un brivido e ti stringi in un angolo, mentre una piccola lacrima affiora tra le tue palpebre e un vago senso di vergogna ti invade. Nonostante l'imbarazzo, qualcosa ti consola e senti il bisogno di alzarti. La musica avanza come un'onda sulla risacca. Ti bagna i piedi e poi si ritira, lasciandoti sabbia e alghe sulle dita. Apri gli occhi e qualcosa è appena finito. Lo spettro è andato e tu hai danzato.