Autentica instabilità, istintivo agire.
Un 2024 prosperoso per la Dublino del rock alternativo: i debut di Sprints e Gurriers, l'attesissimo Romance dei Fontaines D.C. e – seppur non ci sia ancora alcuna data e nessun titolo – anche i Murder Capital riaggiornano le loro pagine social, tinteggiandole di un corposo blu e marchiandole con un logo stilizzato a tre lettere, pesanti come macigni.
Sì, perché trascinarsi dietro non solo l'aspettativa dell'essere figli della wave irlandese, ma anche il fardello di emozioni (e consensi) che Gigi's Recovery ha fatto germogliare attorno al loro nome, non deve essere esattamente un'impresa semplice.
Eppure James McGovern e soci si sono dimostrati sempre sul pezzo, pronti, anche stavolta, a lustrare la silhouette di sentimenti celati: a differenza di Heart in the Hole, che metteva sulla bilancia carezze folk e zampilli di rock melodico, Can't Pretend to Know ci va giù più diretta, collocandosi più vicino alla durezza di When I Have Fears che alla variopinta esplorazione sonora del suo successore.
Sei corde ai limiti dello shoegaze, roboanti e ronzanti tanto da far venire meno le ritmiche, mantenute negli argini dalle bassline decise di Gabriel Pascal Blake, mentre McGovern volteggia con le corde vocali, allargando le parole per poi soffocarle al cambio strofe.
Un saliscendi di tonalità che rompe le schematiche e che prova a ricalcare l'istinto dell'infanzia e l'uragano emotivo che scombussola l'adolescenza: rumoroso, impattante, sfaccettato. Un singolo che dimostra quanto i Murder Capital sappiano scavare nel passato e portarcelo davanti intatto, nonostante gli anni, nonostante le teste siano cambiate già da un po'.